Eros

Particolare di un vaso greco raffigurante il dio Dioniso

Le opere recuperate a Pompei e nelle altre colonie della Magna Grecia sono una piccola minoranza dell'evidenza artistica greca, anche qui le relazioni tra sensuale e mistico si confondono profondamente,  In Grecia fin dalla civiltà arcaica ( VIII a.C. al V a.C. secolo ) la  religiosità era condivisa tra  il culto di Apollo, e quello di Dioniso, il primo si manifestava attraverso una contemplazione calma e serena di armonia e bellezza, mentre il secondo aveva una natura più violenta. Il culto dionisiaco aveva carattere liberatorio, il rito inteso come  esperienza mistica, profonda e primordiale  fin troppo intensa e coinvolgente, fino a giungere a volte ad esaltazioni orgiastiche; un modo estremo  per rendere  sconvolgentemente evidente  la vitalità tumultuosa e guizzante, l'impeto incoercibile che anima le cose e gli esseri, esaltandone in tal modo,  la natura più intima. Il rituale dionisiaco era  fortemente animato dal puro sentimento religioso, essenziale perché estremo,  poiché esso andava oltre le pure formalità intrinseche della pratica del rito, coinvolgedo l'intimo, il misterioso istinto, l'indistinguibile primordiale,  Una evidente forma di interiorità, forse fin troppo estrema dunque.., a conferma di ciò, possiamo ricordare i misteri d'Eleusi dedicati alla dea Demetra ed a Perséfone, attraverso i quali gli adepti e gli iniziati ricevevano una speciale esperienza mistica che infondeva loro, la certezza di una vita felice nell'aldilà, I misteri orfici, rituali  iniziatici che evocavano Orfeo, ed Euridice  ( o Persefone ) personificazione della regina infernale, accentuano il misticismo e l'interiorità della religiosità, attraverso una visione del mondo ultraterreno come luogo di premio o punizione. Ma l'elemento tipico del culto dionisiaco trova la massima espressione attraverso le baccanti o menadi figure femminili che invocavano il dio cantando, danzando in definitiva riproducevano ritualmente il mitico corteo dionisiaco di sileni, satiri e ninfe; tra musiche di flauti e ritmi frenetici di tamburi, canti, e grida, nonchè bevendo vino, e succhiando il succo di edera, giungevano ad un stato di eccitazione ed al culmine del quale sbranavano, un animale vivo e ne mangiavano le carni, un'azione rituale che sottolineava l'identificazione del dio tra le fedeli. Questi rituali erano diffusi in tutta la Grecia ed in particolare, se ne trova ricca documentazione ad Atene e Delfi, documenti che inducono a pensare, che questo genere di rito andasse ben oltre il sacrificio di un animale, ma coinvolgesse le fedeli in manifestazioni di carattere sessuale, il culto si diffuse man mano, dalla Grecia fin a tutte le colonie della Magna Grecia. Inizialmente i rituali si svolgevano attraverso azioni più o meno simboliche, coinvolgendo si i partecipanti, ma sempre con grande interiorità e misticismo, successivamente però questi rituali subirono dei cambiamenti e le motivazioni di carattere religioso si persero sempre più, nel puro divertimento sfrenato ed in manifestazioni estreme di atti sessuali.  Il rito divenne una giustificazione mistica-religiosa a quegli atti intesi per puro divertimento. Questa trasformazione interessò per prima  la Tracia, e lentamente si propagò in tutta la Grecia, sopratutto nell'Attica, da qui nelle colonie della Magna Grecia, all'Etruria per arrivare  fino a Roma (come vedremo successivamente ) Il senato romano preoccupato che eventuali movimenti sovversivi potessero originarsi tra gli adepti di questa pratica, vietò attraverso il  Senatus Consultum de Baccanali ogni forma del rito pena a volte la morte. Questo provvedimento non  fu motivato da principi morali riguardanti il sesso; sappiamo bene in quale maniera il popolo romano concepiva l'amore, come l'esaltò, come lo cantò in poesia. Il senato romano  fu rigido e intransigente al riguardo, per una non giustificata preoccupazione di eventuali sovvertimenti sociali a cui i settari avrebbero potuto dare origine, immotivata poiché gli adepti bacchici non avevano fondamentalmente nessuna capacità di  sovversione . Ma ritornando alla Grecia,  l'orfismo non riuscì mai a destabilizzare la religione ufficiale della Polis che restò prevalentemente apollinea del resto però, non ne restò nemmeno indifferente. La maggior parte delle opere, sculture, pitture ecc, riprende temi religiosi, ed in alcune di esse le relazioni tra sessualità e religiosità sono strettissime e si rifanno a quanto detto fin ora. 

 

                                  

 

Bellissimo vaso greco raffigurante un sacrificio al dio Dioniso 

 

Vaso greco raffigurante una scena erotica

Tavoletta di bronzo su cui è inciso il famoso Senatus Consultus de Bacchanalibus

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